Missione in peru, giorno 3.

20160229_101415.jpgIl tanto atteso giorno d’inizio è arrivato!

Non che abbia dormito molto,  ma non ho avuto difficoltà ad alzarmi alle 6 30. Alle 7 io e I miei colleghi eravamo pronti per raggiungere insieme la clinica improvisata, ma impeccabile, in Calle Riveiro. Abbiamo camminato una quindicina di minuti per raggiungere la casa di questa signora, Lepe, che da anni offre il suo spazio e la sua energia in opere umanitarie.

Abbiamo fatto colazione tutti insieme con guacamole, pita e succo di papaya e banana. Io oggi ero collocata nel gruppo della “clinica”, quindi sono rimasta in calle Riveiro.

Per prepararci alla giornata, la stessa signora Lepe ha tenuto, nel piccolo cortile della casa, una lezione di tai chi. Il tema degli esecizi è stato l’estate e l’organo associato, il cuore: pulire, bilanciare e rienergizzare il cuore.

Poi il gruppo di 7 osteopati ha scelto un lettino in questa camerata bianca. Ed I pazienti sono entrati. Tutti I casi, durante la giornata, sono stati estremamente interessanti, ma per me il primo è da considerarsi anche l’ultimo.

Una ragazzina di 10 anni, con un’asfissia neonatale e conseguente danno neurologico, epilessia, ritardo motorio e mentale, iperattivita’ e spasticita’, mi ha dato la più bella lezione. “Voila’” ho pensato,  “ed ora che faccio?!”, “non parlo neppure spagnolo, come la intrattengo?!”. Mentre continuava a muoversi ed indicarmi le ginocchia sbucciate in una recente caduta, ho messo le mani su di lei. Ed, ad un certo punto, la mia mente si è liberata di ogni pensiero. Ho iniziato a lavorare su suo cranio. Lei continuava ad indicare le ginocchia. Non le ho dato molto peso e lei ha iniziato a guardarmi intensamente negli occhi. Poi ha spostato un po’ la mia mano e l’ha premuta sulla sua fronte. Poi mi ha detto: “wow!”. Ha preso un cuscino e si è coperta il viso. E’ stata all’incirca 5 minuti in uno stato di quiete profonda. “Ho sentito”, ha detto. Mi ha guardata di nuovo, ed il trattamento si è concluso. Ha ripreso poi la sua attività,  ma la gratitudine è rimasta in me e nell’aria.

Non che non esistano casi del genere in italia o nel mondo. Ma forse attimi di eternita’ ci rendono più consapevoli di quanto gli esseri umani siano uguali nel mondo, e che la vera differenza sta in quanta gratitudine riusciamo a scambiare gli uni con gli altri.

Posso definitivamente dire che c’è stato uno scambio d’amore, ed ad un livello differente di quello che normalmente si definisce come tale.

À bientot!

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