Missione in Peru’, giorno 6.

Sarà il fatto che Arequipa è circondata da tre vulcani, ma, come ci come ci spiegava la coordinatrice della missione, Nadia, ogni cosa qui è particolarmente esplosiva. Ad esempio, le storie, i sintomi, le disfunzioni osteopatiche sono molto intense, come altrettanto esplosiva positivamente è la reazione al nostro lavoro.

L’esperienza in se’ è un crescendo.

Stavamo facendo colazione, quando Nadia mi ha assegnata, insieme alla mia collega Becca, ad un orfanotrofio per la giornata.

Aldeas è un villaggio fiorito e ben organizzato che ospita 55 bambini al momento. Ci sono diverse casette colorate. Ogni ‘mamma’ ne occupa una per prendersi cura dei suoi circa 5 bimbi, che sono accolti qui fino a quando hanno un massimo di 16 anni. La mamma e’ una signora che prepara da mangiare,  veste, segue il percorso scolastico dei suoi ‘figli’, ed è pagata per farlo. Però il sostegno emotivo è garantito dal lavoro di psicologi, dalla vita di gioco all’aperto, e dalla presenza di una vera comunita’ di bambini che si guariscono a vicenda.

Le storie sono drammatiche. E’ inutile dilungarsi su questo, ma tutti sono stati abbandonati, in varie forme (chi per morte naturale, chi per alcolismo, chi per detenzione). Ed alcuni hanno subito violenza o assistito a violenza o uccisioni.

Fisicamente tutti i bambini sono sani, i traumi sono tutti, come potete immaginare, psicologici.

Si sente e si vede che il centro cerca di offrire il massimo per questi bambini. Ecco perché hanno voluto ospitare anche noi osteopati.

Sono rimasta davvero stupita nel sapere che i fondi per il centro arrivino dalle adozioni a distanza. Non avrei mai creduto che queste potessero davvero aiutare a migliorare una vita. Il contributo statale è parziale, rivolto più all’esonero dalle tasse,  alla gratuita’ degli studi e in parte per l’acquisto di cibo.

Raggiunti i 16 anni, i ragazzi scelgono se proseguire gli studi andando all’universita’ o se inserisi nel mondo del lavoro. In ogni caso, durante il periodo di permanenza, si cerca di creare contatti con qualche componente della famiglia di origine, in modo tale da essere assegnati alle cure di un parente persino prima del limite massimo d’eta’, oppure in modo da avere un appoggio nel futuro.

Quella che ho vissuto oggi è stata un’esperienza spirituale. Durante il trattamento non esistono piu’ disfunzioni osteopatiche, il corpo diventa un tutt’uno con se stesso e con l’ambiente esterno, e, questo, puo’ accadere a vari livelli.

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‘niente al mondo  e’ piu’ importante, sembra a me, che dedicarsi alla vita di un bambino’ Hermann Gmainer, fondatore dell’istituto.

Gracias.

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