Missione in Peru’, giorno 10.

Potete tranquillamente immaginarmi arrivare a fine giornata con l’energia di un uovo bollito.

Ho pensato fosse stanchezza fisica dovuta allo sforzo del fine settimana fino a che un giornalista non mi ha intervistata durante la pausa pranzo.

La sua domanda, parlando del trattamento su adulti, e’ stata: “avendo lavorato in diversi Paesi, noti una differenza tra le patologie, il tipo di trattamento ed il risultato che riesci a vedere?”.

Mi si e’ accesa una lampadina, e la risposta e’ stata: “si, certo! Una profondissima differenza!”

In Italia, come credo in tutta Europa, la maggior parte delle persone presenta patologie croniche, l’atteggiamento mentale tende, in genere, alla depressione (che io ritengo depressione ambientale collettiva-cioe’ di provenienza esterna, piu’che da vicende personali) e l’assunzione somoderata di qualsiasi tipo di farmaco fa andare ancora piu’ in basso la lancetta della vitalita’. Si ottengono ottimi risultati, ma in tempi lunghi.

I pazienti canadesi hanno quasi tutti problemi di origine traumatica, da incidenti in auto o sui pattini da hockey, per farvi un esempio. Non usano farmaci e, solo se strettamente necessario, l’ultima persona a cui si rivolgono, dopo il massaggiatore, il chiropratico, l’agopuntore, il naturopata, il personal trainer, e l’osteopata, e’ il medico. La vitalita’ e’ molto alta, quindi, con mio grande stupore iniziale, si ottiene moltissimo in brevissimo tempo.

Qui, in Peru’, la situazione cambia ancora. Nonostante la vitalita’ sia molto alta (forse dovuta alle montagne e ad un’alimenzione piuttosto sana), l’esito d’interventi chiurugici (il tasso dei cesarei e’ al 90%), tumori o patologie infiammatorie, come le gastriti, ad esempio, sono solo il biglietto da visita di sistemi corpo difficilissimi da entrare. Possibile sia reticenza o imbarazzo, visto che si lavora in una stanza comune, oppure al limite di comunicazione verbale, ma io trovo difficilissimo far partire il trattamento. Questo comporta per me un dispendio di energie ancora maggiore di quello che generalmente mi era necessario in Italia, dove era facile, appunto, far partire il trattamento ed era solo piu’ lungo raggiungere la fine. Non posso esprimermi qui riguardo all’esito del trattamento, a causa, come potete capire, della tempistica.

Posso solo dire che la gratitudine espressa a fine trattamento non ha lo stesso potere qui di quello che ho ricevuto in Italia ed in Canada, dove ho spesso sentito un ‘Grazie’ provenire dal cuore.

Mercì.

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