Cosa avviene esattamente quando un osteopata tratta un neonato?

Ho trovato questo pezzo nel libro di un grande ginecologo, Frederick Leboyer – “Per una  nascita senza violenza”. Sebbene lui stesse descrivendo come attendere il nascente nell’istante esatto della nascita, io ho sentito che le parole venivano a me per descrivere il trattamento osteopatico per il neonato. Lo condivido con voi sperando vi commuova e vi doni una pace profonda come e’ stato per me.

“Oscurita’, o quasi, silenzio…

Senza nessuno sforzo, si stabilisce una pace profonda. E’ il rispetto con cui ricevere il bambino.

In una chiesa non si grida. D’istinto si abbassa la voce. Ma se c’e’ un luogo sacro e’ proprio qui.

Oscurita’, silenzio…cos’altro occorre?

Pazienza. O piu’ esattamente il tirocinio di una lentezza estrema. Prossima all’immobilita’.

Se non si riesce a conseguire questa lentezza non si potra’ comunicare con il neonato.

Questo e’ un esercizio che richiede una preparazione sia per la donna che per quelli che l’assistono. Per riuscire a capire da quale strano mondo viene il bambino.

Perche’ questa comprensione e questo incontro abbiano luogo, occorre uscire dal tempo. Dal “nostro” tempo. Dall’abitudine, dal gusto tutto personale del suo scorrere, dalla sua durata precipitosa.

Il “nostro” tempo e il tempo del neonato sono pressoche’ inconciliabili.

Il secondo e’ di una lentezza prossima all’immobilita’. Il primo, il nostro,  e’ di una agitazione prossima alla frenesia.

Del resto, noi non siamo mai “lì”. Siamo sempre altrove. Nel passato, nei ricordi. Nel futuro,  nei nostri progetti. Siamo sempre prima o dopo. “Adesso”, mai.

Per incontrare il neonato occorre uscire dal nostro tempo, che corre furiosamente.

Come riuscirci?

E’ molto semplice. Occorre essere lì. ESSERE LÌ come se non ci fosse piu’ futuro, come se non ci fosse un dopo. La stessa idea secondo cui la cosa finira’, che un altro appuntamento ci aspetta, falsa tutto.

Occorre essere lì, come alla fine dei tempi. Perchè e’ la fine dei tempi. Perchè ne e’ l’inizio.

Ancora una volta tutto e’ molto semplice.  E apparentemente impossibile.

Come conciliare l’inconciliabile, come far incontrare lo zero e l’ infinito?

Tramite un’attenzione appassionata.

L’osservatore scopre il neonato, che di fatto non ha mai visto. Ne e’ così stupito…che dimentica tutto. Compreso se stesso.

Scompare!

Non c’e’ piu’ nessun osservatore!

Non resta altri che il bambino.

L’antica ed eterna e illusoria divisione tra colui che guarda e la cosa guardata e’ cessata.

Non c’e’ piu’ altro che il bimbo che stiamo contemplando. E non con tutto cio’ che ne sappiamo, che ci hanno insegnato, che abbiamo letto, che ci hanno detto. Lo contempliamo così com’e’.

Lo guardiamo. O meglio, ci lasciamo invadere da lui. Senza termini di riferimento. Senza pregiudizi. In tutta innocenza. In piena novita’.

Diventiamo “lui”.

L’esperto diventa il neonato.

Senza saperlo, e’ uscito dal tempo.

Insieme col bambino, e’ sulla soglia dell’eternita’.”

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