LA CARNE FA BENE, SI…MA A CHI? parte 1: ecologia

LA  carne fa bene a chi? E che significa che la carne fa bene? Meglio ancora, cosa significa che qualcosa “fa bene”? E se fa bene, fa bene perché? E in che quantità?

Sono nati i paladini della “carne giusta”, della “carne sana”, della “carne buona” e guai a chi gli tocca la costoletta. Loro lo sanno bene: senza la carne la donna è anemica e l’uomo è poco virile. Praticamente, per loro, senza la carne si estingue la specie.

La specie si estinguerà a furia di mangiare carne, fino a farci seppellire in una sterile valle di merda, dopo aver respirato aria irrespirabile e aver bevuto acqua imbevibile. Prima di ergersi a paladini della propria ignoranza, bisognerebbe conoscere come stanno le cose, bisognerebbe sperimentare cose diverse dalla propria solita sedia di casa o del proprio ristorante preferito che magari è vicino casa, bisognerebbe provare a sperimentare cose diverse dalla comodità egoistica di non voler vedere, di non voler cambiare nulla perché “a me” va bene così, “io” sto bene così, “a me” non m’interessa, bisognerebbe guardarsi attorno ed entrare in un supermercato non solo con la lista della spesa ma anche sapendo leggere ciò che c’è scritto sopra, consapevoli del fatto che una lista della spesa non è solo una lista della spesa ma è espressione di una nostra scelta di vita, bisognerebbe entrare ma consci delle proprie reali necessità nutrizionali, consci di quali sono i propri principi morali e consci del fatto che ogni azione non è priva di significato e non è priva di conseguenze, che insieme al bollino rosso dalla scritta “1,99 euro” sulla vaschetta del prosciutto in offerta stiamo comprando tante altre cose.

Il banco frigo del supermercato è questo: una distesa di vaschette di plastica dalle cinquanta sfumature di rosa, una scelta infinita di finte fresche forme falliche, salsiccia, salame, salamini.  Alette di pollo. Cosce di tacchino. I fegatini. La trippa. La mortadella. Il prosciutto cotto, quello crudo, quello né cotto e né crudo, quello né carne né pesce.  Il wurstel, l’hot dog, l’hamburger.. ecc. ecc. ecc. E poi i latticini, latticini di ogni tipo. Dal formaggino mio al formaggino degli altri che, infatti, è meglio se lo mangiano loro.

E’ proprio agli altri che abbiamo lasciato da troppo tempo il potere di decidere per noi, abbiamo lasciato controllare la nostra mente( <<La carne mi piace e mi fa bene>>) da abitudini apprese senza chiederci il perché o il perché no, dalle convenzioni sociali, dalla moda, dalla tv, dalla dieta Atkins alla dieta Dukan, dall’happy hour, dalle offertissime del supermercato e i suoi banchi frigo, dagli allevamenti in gabbia, dagli allevamenti intensivi, dalle multinazionali, dagli interessi di mercato, dalle lobby…

Ecco i paladini del ventunesimo secolo: i Superman a cavallo di mucche volanti riempite di ormoni e antibiotici e sfamate con mangimi tossici che lasciano dietro di sé la scia di una terra tossica.

Mangiare carne significa questo: DEFORESTAZIONE; DEGRADAZIONE, INQUINAMENTO DEL SUOLO. CONSUMO E INQUINAMENTO DELLE RISORSE IDRICHE. EMISSIONE DI GAS SERRA E SURRISCALDAMENTO CLIMATICO DISTRTRUZIONE DELLA BIODIVERSITA’.

Allevare animali significa distruggere la Terra.

Non è così difficile capirlo: gli animali devono bere e tanto, devono mangiare e tanto, devono avere del suolo su cui stare e altro suolo perché venga prodotto mangime per loro, tanto tantissimo suolo per tanto tantissimo mangime. Se lo sbattere delle ali di una farfalla può far scoppiare un uragano  dall’altra parte del pianeta, perché mangiare un pezzetto di carne e distruggere la Terra dovrebbe stupire? Mangiare un pezzetto di carne, due pezzetti, tre pezzetti, un giorno, due giorni, tre giorni a settimana, magari tutta la settimana a pranzo o a cena, o a pranzo e a cena, magari anche la mattina per fare gli alternativi. Perché le proteine “servono”. E allora perché non un toast con formaggio e prosciutto?! Perché poi, diciamocelo, il toast con il prosciutto è buono e a dirla proprio tutta tutta il prosciutto… siamo sicuri che è carne? Il prosciutto fa categoria a sé, non è carne, è prosciutto.

Ci siamo scordati com’è fatta veramente la carne, pensiamo davvero che la fetta di carne debba essere rosa, spesso non ci accorgiamo neppure di mangiare carne, siamo così assuefatti e abituati che neppure la vediamo. Siamo capaci di mangiare carne ogni giorno, anche quella occulta. Senza saperlo, senza chiederci nemmeno cosa c’è nel nostro piatto.

Prima di diventare paladini dell’ignoranza, dell’“ a me non me ne importa”, “ma non mi annoiare, non me ne parlare”, “tanto cosa cambia?”, “la carne è debole e i miei neuroni ancora di più”.. informiamoci, apriamo gli occhi, prendiamo coscienza di ciò che accade, prendiamo coscienza di noi stessi e delle nostre azioni e di ciò che ad esse consegue. Leggere fortunatamente è ancora possibile, basta informarsi.

1) Nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte, passando da 45 milioni di tonnellate all’anno nel 1950 a 233 milioni di tonnellate all’anno nel 2000. (Pensate di nuovo al banco frigo del supermercato, al reparto macelleria, alle enormi celle frigorifere dei ristoranti, a tutti i negozi di generi alimentari e tavole calde, ai polli arrosto, ma anche ai negozi di pizza, alle paninerie, alle mense dell’università, dell’ufficio, fino ai frigo di casa nostra…)

2) Il rapporto tra cibo ingerito e crescita dell’organismo è noto come indice di conversione alimentare. È un indice che misura la quantità di mangime, espressa in chilogrammi, necessaria per l’accrescimento di un chilogrammo di peso vivo dell’animale. Ad esempio, in un manzo, l’indice di conversione va da 7 a 10: questo vuol dire che per crescere di un chilogrammo di peso corporeo, ad un manzo occorrono da 7 a 10 kg di mangime. Un manzo, che normalmente alla nascita pesa intorno ai 50 kg, nel momento in cui avrà raggiunto il peso di 600 kg e sarà pronto per la macellazione, avrà consumato circa 4000-5000 kg di mangime!

3) Un terzo della produzione mondiale di cereali viene consumata dagli animali allevati come mangime.

4) L’allevamento è causa di uno spropositato impiego di risorse idriche. UN manzo può consumare fino a oltre 80 litri di acqua al giorno, UN maiale oltre 20 litri e UNA pecora circa 10 litri, e UNA mucca da latte, durante la stagione estiva, può arrivare addirittura fino a 200 litri di acqua consumata in un solo giorno. Per produrre UN hamburger da 110 g sono necessari 2500 litri d’acqua! 5) «.. il settore dell’allevamento è la più importante fonte di inquinanti delle acque, principalmente deiezioni animali, antibiotici, ormoni, sostanze chimiche delle concerie, fertilizzanti e fitofarmaci usati per le colture foraggere e sedimenti dai pascoli erosi » (FAO)

6) «il settore dell’allevamento rappresenta, a livello mondiale, il maggiore fattore d’uso antropico delle terre». (FAO) Per lo più le terre vengono usate per il pascolo degli animali: quasi il 29% della superficie degli Stati Uniti, oltre il 40% del territorio della Cina e più del 50% della regione orientale del continente africano, sono occupati da pascoli.

7) La crescita dell’allevamento animale ha determinato un significativo fenomeno di deforestazione. È’ responsabile fino al 91% della deforestazione della foresta amazzonica. La causa principale della devastazione delle foreste non è il taglio di legname: nella foresta amazzonica il taglio di legname legale e illegale è responsabile solo di un 2-3% della deforestazione totale. I terreni forestali da destinare al pascolo vengono invece letteralmente devastati e rasi al suolo con l’uso di enormi bulldozer o dando il tutto alle fiamme. Poiché la terra liberata dalla foresta non è però adatta al pascolo, in quanto estremamente fragile e scarsamente nutrita, dopo pochi anni di pascolo il suolo diventa sterile e gli allevatori devono abbattere un’altra sezione di foresta per spostarvi le mandrie, lasciandosi dietro vaste distese di terre desolate.

8) il  sovrasfruttamento dei pascoli causa la degradazione del terreno destinandolo all’isterilimento agricolo.

9) Il totale delle emissioni di gas serra attribuibili al settore zootecnico sono superiori al 51% delle emissioni totali: metano originato dal processo digestivo e prodotto dalle flatulenze e dalle deiezioni degli animali allevati, distruzione delle foreste, sistema zootecnico meccanizzato. Inoltre, il vasto impiego di fertilizzanti petrolchimici per le coltivazioni intensive ad uso zootecnico è causa dell’emissione di ossido di azoto, ossido di diazoto e ammoniaca.

Bibliografia:   https://it.wikipedia.org/wiki/Impatto_ambientale_dell’industria_dei_cibi_animali http://www.worldwatch.org/node/6294 http://www.cowspiracy.com/about/ https://www.youtube.com/watch?v=s6-Z17-HVaI Livestock and Climate Change: What if the key actors in climate change are…cows, pigs, and chickens?. Robert Goodland and Jeff Anhang

Articolo a cura di Annalisa Fittipaldi, studiosa di igienismo naturale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...