Cambio, cambio…cambio vita!

C’era una volta un’anima dal sorriso meraviglioso. Andava spesso a passeggio con il marito. E piu’ procedeva in avanti, piu’ si convinceva che il suo corpo stesse cedendo al peso dell’età. Ogni anno le aggiungeva qualcosa…la famiglia, le preoccupazioni, un paio d’interventi, la pressione alta, il male alla schiena, alle ginocchia, alle spalle, al collo ed, il peggiore di tutti, alle mani. Notava queste cose, ma nel procedere, non si era accorta di aver nutrito di chili la sua convinzione.

PAZ1

Nel suo errare, busso’ alla mia porta…

Così la conobbi. Poi la persi…

La ritrovai e la ripersi…

Finchè LEI RITROVO’ SE STESSA…

PAZ2con una trentinna d’anni in meno, 12 chili in meno, meno dolore, e tra le mani, un tempo doloranti, LA SUA VITA…

Come osteopata cosa ho fatto? Niente! E, visto che, non ho parole per descrivervi cosa accade alle volte, faccio parlare il Dr. Pearl (medico chiropratico americano di fama internazionale), che spiega così:

《Mi piacerebbe suggerire che il ruolo di “terapeuta” sia quello di rimuovere le interferenze o gli ostacoli che bloccavano il cammino di quella persona. Una volta rimossi questi blocchi sarà responsabilita’ di quella persona procedere oltre.

C’e’ stato un periodo in cui mi incolpavo di ciò che percepivo come fallimenti. Ho dovuto finalmente accettare che tutti ricevono una “guarigione“, anche se non è necessariamente quello che si aspettano di ricevere.

Riconoscere che “guarire” significa riconnettersi con la perfezione dell’universo, significa rendersi conto che l’universo sa cio’ di cui abbiamo bisogno e cio’ che dobbiamo guadagnare come risultato,  ma quello di cui noi abbiamo bisogno non sempre corrisponde a cio’ che ci aspettiamo o pensiamo di volere.

Compito del paziente è semplicemente quello di rendersi disponibili all’energia di guarigione e quindi accettare cio’ che viene. E qualcosa arrivera’. Potrebbe anche essere una sorpresa.

Facciamo l’esempio del paziente che viene da voi perché ha un’ulcera. Fate una seduta,  due, tre e l’ulcera rimane.  Il paziente si sente frustrato e voi vi sentite un completo fallimento. Qualche mese piu’ tardi sentite che il paziente vi dice: ” Adesso sto bene,  l’ulcera è scomparsa. Forse perché, dopo essere stato da te, ho smesso di preoccuparmi cosi tanto per ogni cosa, ho smesso di bere e fumare e vado molto piu’ d’accordo con mia moglie e i miei figli…”.

A volte attribuiamo una guarigione a qualcosa di diverso da noi stessi...in fin dei conti, non è che importi molto.

Siamo così tanto attaccati ai risultati che ad interferire, se proprio c’è qualcosa,  è l’attaccamento stesso. Un attaccamento è una forma di costristrizione ed ogni forma di costrizione elimina completamente il flusso di ciò che vorreste vedere accadere.》

Tratto dal cap. 13 di The Reconnection, Dr. ERIC PEARL

 

Un grazie speciale alla LEI,

D.O. Vera Fittipaldi