caso clinico: discopatia e coxartrosi

 

Fin’ora non vi ho mostato il più comune dei casi che un osteopata si trova a valutare: un caso di discopatia associato a coxatrosi (artrosi dell’anca).

Questa signora si è presentata al mio studio nel 2009.  All’età di soli 46 anni la situazione, secondo il referto radiografico del tratto lombare e del bacino, era: rettilineizzazione del rachide lombare con accenni di artrosi diffusa;

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riduzione dello spazio L5-S1 con segni di discopatia;

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note di coxartrosi bilaterale, in particolare a sinistra.

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La paziente infatti lamentava lombalgia (male alla bassa schiena), non riusciva a stare seduta per più di qualche minuto e non dormiva da molti mesi a causa del dolore all’anca sinistra che si acutizzava durante la notte per poi diminuire leggermente durante il giorno con il movimento. Il tutto rendeva il suo lavoro-nel campo della ristorazione-doppiamente difficile.

Il medico ortopedico non ha potuto far altro che suggerirle di aspettare qualche anno finchè la situazione all’anca non avrebbe reso necessio un intervento di protesi.

La paziente ha ripetuto un esame strumentale nel 2014, questa volta una RMN.

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Confrontando gli esami precenti il medico ortopedico, nonostante l’evidenza di artrosi e protrusioni a carico di dei dischi tra L3 ed S1, ed in particolare del disco tra L4 ed L5, non ha potuto far a meno che constatare il miglioramento delle curve vertebrali e della situazione in generale della colonna e dell’anca e dei sintomi della paziente. Ha poi, con mia gran sorpresa, invogliato la signora a continuare con i trattamenti osteopatici.

Ma la signora dal 2009, quando, dopo poche sedute, ha iniziato a notare un netto miglioramento della condizione della schiena e la quasi completa scomparsa del dolore all’anca, è diventata un’affezionata dell’osteopatia. Ha sospeso per un anno intero nel 2010 data l’assenza di sintomi, per poi riprendere con regolarità le sedute l’anno successivo.

 

                          D.O. Vera Fittipaldi

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