L’avventurosa storia della signora Giovanna

Oggi è la volta della Signora Giovanna, classe 44, che è diventata per me una Mascotte. Un simbolo di vitalita’ e forza interiore che spero possa esservi d’ispirazione. La sua vita non è stata semplice ed anche la sorte non è stata gentile, ma ogni volta che la vedo camminare senza bastone ormai, ma dritta e a testa alta, mi commuovo. E sono felice quando lei torna a farsi trattare da me ed anche quando mi rimprovera per averla fatta attendere troppo tra un trattamento e l’altro, oppure quando mi porta in regalo qualche conserva o ortaggio curato con le sue mani.

Ho voluto che raccontasse lei stessa la sua storia, ed ecco che noi siamo tutt’orecchi (il testo sotto è solo una parafrasi delle sue parole, vi suggerisco di ascoltare e scorrere il testo in contemporanea):

《Fui ricoverata per la prima volta nell’ospedale di Pescopagano nell’84’. Lavoravo come da sempre nella campagna, alle fragole ed altre piantagioni. Quella volta ci lavorai solo 3 mesi, poi mi sentii male. I 18 giorni in cui stetti a Pescopagano mi diedero integrazioni di calcio e mi aiutarono parecchio. Mi spiegarono che la 5′ vertebra lombare era scivolata in avanti e mi dissero che avrei dovuto fare l’intervento (sicuramente si parlava qui di un intervento chirurgico di stabilizzazione vertebrale, che in genere consiste nel mettere delle viti per tenere ferma L5 tra L4 e S1, che si muovono quindi in blocco unico). Io sono stata sempre dura: ero sempre io a dover decidere per questo intervento ed io non ho voluto farlo! Ne’ allora, ne’ dopo. Perchè quelli che avevano fatto l’intervento entravano in sedia a rotelle ed uscivano in sedia a rotelle. Sono stata ricoverata lì 18 giorni ed in 18 giorni non ho notato nessun miglioramento in quelli che si operavano. Io poi sono uscita, firmando che sarei tornata. Ma non sono tornata, volevo andare da mia figlia che nel frattempo aveva bisogno di me. Mi fecero il busto che mi avevano prescritto, che pagai 700 mila lire a quei tempi. Misi il busto e tornai a casa. Il busto era di quelli rigidi, con le stecche. Lo portai 3 mesi al massimo. Io ho un soffio al cuore che non mi ha dato mai problemi. Portando il busto, però, la gola mi si era gonfiata talmente tanto che sembrava avessi il gozzo. E così presi il busto, lo legai, lo misi in una busta e lo buttai nella spazzatura.

Dopodicchè nel 2001 ebbi un incidente. Stavo andando dal ragioniere a portare delle carte e una macchina, che era in retromarcia, mi prese e mi buttò a terra. Povera Giovanna!!!

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Esiti di frattura della branca ischio-pubica di destra

Io sempre dura…il dottore a Pescopagano mi stava ancora aspettando!!! I miei cari mi hanno portato dappertutto a fare visite, ma tutti dicevano che non c’erano certezze di riuscita dell’intervento. Si è sempre alla speranza di Dio. Anche se qualcuno mi diceva che l’intervento è sicuro al 90%, non avevo certezza del restante 10%. La mia conclusione è sempre stata che al 100% non avrei  più camminato!

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RMN: crollo vertebrale di D12; SPONDILOLISTESI L5-S1; Nicchia di Schmorl L3; Protrusioni C3-C7

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Ne ebbi finalmente conferma da un medico di Firenze che mi disse: <Mi dispiace dirtelo, ma fai bene a mantenere duro. Non fare l’intervento. Fai così!!!>

Poi mia figlia si operò a Brescia nel 2008 e, dal momento che il reparto Ortopedia era al piano di sotto,  mi fece mandare le risonanze per chiedere consulto anche lì. Io mandai le risonanze del 2005 e le altre cose che avevo fatto. Quando andarono a leggere, i dottori si guardarono in faccia e chiesero alle mie figlie: ” Ma vostra madre da quanto tempo è sulla sedia a rotelle?”. Le ragazze rimasero esterrefatte: “Nostra madre va ancora in campagna…”; a questa risposta il commento fù: “ E voi volete che faccia l’intervento?! Lasciatela stare! Se facesse l’intervento potrebbe anche non camminare più.”

Successivamente, una nipote mi convinse a fare l’intervento a Bari da un medico che aveva operato il figlio. Era tutto pronto, persino la valigia. Ma ebbi un ripensamento, sfeci la valigia ed misi tutti i panni al loro posto e decisi:

“finchè cammino voglio camminare da me, quando non camminerò più portatemi dove volete!”

Continuavano a dire che forse dopo sarebbe stato troppo tardi, ma fino ad oggi…

sono arrivata al 2017 con le mie gambe!

Poi ho avuto l’incidente sulla neve. Aveva nevicato un pochino, non avevano sparso il sale, e lo spazzaneve aveva reso il nevischio una lastra di ghiaccio. Sono andata a messa e nel tornare a casa caddi. Caddero in parecchi quel giorno, ma a me mi fregò di più perchè mi ruppi il femore.

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Però l’intervento andò bene. Tant’è che quando vado a fare la mia ozonoterapia, anche oggi, tutti rimangono stupiti del fatto che io mi allacci le scarpe, quando tanti che hanno subito il mio stesso intervento non possono neppure mettersi le calze.

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Esiti di frattura pretrocanterica con trattamento con mos

Dopo feci l’intervento di rimozione della vite e lì andò male, perchè togliendo la vite, che avrebbe invece potuto rimanere lì a vita, la staffa si è mossa ed io ho sofferto molto.

Ed è da qui che ho iniziato con l’osteopatia. Ed io mi trovo bene, ma non riesco a convincere la gente. E loro continuano a prendere le medicine, che cosa posso dire io?!》

Spero che la Signora Giovanna diventi anche per voi modello nello scegliere strategie terapeutiche, nel lasciare la chirurgia spinale come ultima alternativa e a non sceglierla come prima soluzione, come vedo sempre più spesso e sempre più in precoce età. Perchè si può avere un’alta qualita’ della vita nonostante i danni discali dovuti ad usura o incidenti. Mentre non si sa cosa un incidente possa provocare quando ci sono delle viti tra le vertebre.

Esistono molti metodi per mantenere sana la colonna o per recuperare salute, e, tra questi, l’osteopatia.

D.O. Vera Fittipaldi

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