CASO CLINICO: Epilessia Fotosensibile

Questo è il caso di una studentessa liceale (I.), nata nel ’95, che ha deciso di intraprendere un percorso con l’osteopatia.

Prima d’iniziare sottolineo che il suo caso è tenuto sotto stretto controllo medico specialistico e che la diagnosi è tutt’ora del tutto incerta e che i risultati raggiunti non sono definitivi.

I. è una ragazza in perfetta salute, nata con parto naturale e che nella sua storia racconta solo un trauma frontale ai 2 anni, cadendo da una sedia, e una caduta dalla bici ai 7. In una notte del Maggio del 2012 I. però entra con urgenza  in pronto soccorso a seguito di una riferita perdita di coscienza con successive convulsioni tonico-cloniche avvenute a seguito di un’esposizione a luci psichedeliche in pista da ballo. L’esito della visita neurologica, che ne consente la dimissione, è un verosimile episodio convulsivo fotosensibile, da indagare ulteriormente con TAC cranio e EEG (elettroencefalogramma).

I. sta attraversando un momento di stress, soprattutto a scuola, e che non dorme adeguatamente. Si è tratta davvero di una crisi epilettica o di qualcos’altro??? I., come prescritto,  si sottopone a vari controlli:

1. l’EEG del luglio 2012 riporta: “brevi sequenze lente talora con atteggiamento irritativo in sede medio-posteriore bilaterale. Bouffè di attività irritativa a tipo punta-onda ipervoltata generalizzata in corso di prove di attivazione.”

2.l’ EEg del settembre 2012: “presenza di sequenza di grafo elementi di tipo irritativo a maggiore espressione nelle derivazioni emisferiche sinistre con tendenza alla diffusione contro laterale. Le prove di attivazione accentuano il reperto di base.”

EEG 07-12

Le crisi epilettiche sono manifestazioni accessuali dalla clinica varia, con o senza perdita di coscienza, dovute alla scarica eccessiva di una popolazione più o meno vasta di neuroni cerebrali. Le epilessie non rappresentano una malattia vera e propria, poiché riconoscono innumerevoli cause scatenanti, come fattori lesionali, genetici ed oltre un 50% la cui eziologia sfugge a qualsiasi indagine. Complessivamente si ritiene che circa il 9% delle persone possa presentare una crisi epilettica in un momento qualsiasi nell’arco della vita (la cosa non deve sembrare strana se si considera che le sole convulsioni febbrili colpiscono circa il 3% dei bambini al di sotto dei 5 anni). Da una prima analisi risulta difficile stabilire se si tratti di crisi occasionali, ossia che si tratti di episodi che insorgono occasionalmente in rapporto a patologie o fattori scatenanti, o se possano sfociare in una epilessia propriamente detta, in cui gli episodi ricorrono ad intervalli di tempo più o meno lunghi e insorgono in maniera apparentemente spontanea.(E. Favale, A. Seitun)*

La visita neurologica successiva (ott. 2012) riporta che i dati amnestici e strumentali (EEG) sono compatibili con malattia epilettica da tenere sotto controllo con terapia farmacologica e follow up.

Il quadro clinico potrebbe far pensare ad una Epilessia Riflessa, ossia una forma di epilessia che compare a seguito di una stimolazione psicosensoriale e più comunemente(circa il 3% delle crisi epilettiche spontanee) all’esposizione a stimoli visivi intermittenti. Il correlato elettroencefalografico è rappresentato dalla risposta foto convulsiva caratterizzata dalla presenza di scariche di complessi punta-onda a 3-5 Hz bilaterali e sincroni.(E.Favale, A. Seitun)*

La terapia antiepilettica consigliata turba i genitori perché prospetta diversi effetti collaterali ed un controllo, ogni 15 giorni, dei valori del sangue. E’ a questo punto che i genitori decidono aspettare, quanto meno di vedere come si sarebbe evoluta la situazione.

Favale scrive: limitatamente alla prima crisi, si pone un dilemma irrisolvibile: è una crisi destinata a rimanere unica oppure ad essere seguita da altre crisi? Infatti, è solo dopo una seconda crisi (verificatasi in assenza di copertura farmacologica) che prendono corpo il concetto di ricorrenza e frequenza. Tuttavia, anche in questo caso si profila un ulteriore dilemma: quale frequenza minima giustifica un trattamento farmacologico? E’ evidente che il significato della terapia cambia a seconda del tipo di epilessia, per cui la decisione di iniziare una terapia per crisi anamnestiche sporadiche , distanziate tra loro di anni, può essere opinabile. In ogni caso, ognuna delle eventualità implica un’attenta valutazione del rischio/beneficio. In mancanza di fattori di rischio elevati può essere prudente procrastinare ogni decisione terapeutica al momento in cui dovesse verificarsi una seconda crisi.*

Così i genitori decidono d’iniziare un percorso con me. I si è sottoposta ad un trattamento osteopatico  al mese ormai da circa due anni. La giovane paziente non ha più avuto episodi convulsivi né perdite di coscienza, non ha assunto farmaci, né dovuto subire effetti collaterali dei farmaci, e, per di più, è tornata anche in discoteca!

Nel dicembre 2013 I. fa un nuovo controllo EEG che riporta: “presenza di anomalie lente aspecifiche a carico delle derivazioni posteriori dell’emisfero sinistro. LE prove di attivazione non modificano il reperto di base.” Le viene comunque consigliata una RM dell’encefalo.

12/13

A voi le conclusioni!

 

 

 

 

 

* Da Neurologia di Fazio Loeb Società Editrice Universo

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